Giorno 1. In viaggio



6 febbraio, Ora italiana 15.20

Tutto comincia con un decollo che non sembra un decollo, ma solo un gesto che vorrebbe non essere notato, il riflesso di qualcuno troppo impegnato a nascondersi da se stesso per essere pronto a ricevere l’attenzione altrui. Comincia come se fosse una fine, da un certo punto di vista, come se il climax fosse già doverosamente passato. L’aereo è un Boeing 777 della Cathay Pacific, i passeggeri sono in gran parte orientali. Come la ragazza seduta nella mia fila - delle tre poltrone quella centrale è vuota, ci appoggiamo entrambi delle cose, lei una borsa, io libri e cuscino - che parla in italiano, mi offre una gomma e quando mi presento mi dice anche il suo nome, ma dopo poco me lo sono dimenticato. È un nome con un bel suono, finisce in a, ma oltre non riesco ad andare. Nelle prime tre ore di viaggio guardo Blade Runner 2049, la prima parte mi piace molto, la seconda meno, ma è in questa che piango almeno in tre occasioni. L’ultima mentre l’aereo, ci dicono, sta sorvolando la Crimea. 

Trascrivo la citazione di un dialogo:

- Te la cavi bene anche senza (dice la capa della polizia al giovane replicante)
- Senza cosa?
- Un’anima


Per non dimenticarmela me la appunto anche sulla prima pagina de Lo spirito della fantascienza di Roberto Bolano, mi sembra buona e piuttosto vera, come considerazione. Nello stesso libro, che poco dopo prendo in mano, leggo di una ragazzina che ha sognato un’esplosione nucleare. Per anni, lunghi anni che mi sforzo di non rimpiangere, è stato anche il mio sogno ricorrente. Ma torno al film: rivedere Deckard è commovente di suo, Harrison Ford è vecchio, e a parte il sorriso con cui si chiude il film (potevamo fare senza), il proverbiale sorriso di Indiana Jones o Han Solo, per il resto usa il suo corpo e le sue espressioni da vecchio con grande dignità. E poi c’è il suo cane, forse vero, forse no (qui si sente bene Dick, per fortuna, forse era solo un cane elettrico), che sembra un orso e io non posso non pensare alla notte in cui anche io avevo incontrato un cane che sembrava un orso e avevo commesso l’imprudenza di raccontarlo. 
Così, carico di malinconia, mentre ci avviciniamo a Tblisi, mi metto a dormire.

Ora italiana 16.42

Sonno abbastanza immaginario, l’aereo è sprofondato in una specie di notte artificiale (a un certo punto, mentre fuori splendeva ancora il sole, hanno spento tutte le luci), ma sono scomodo e non dormo sul serio. Allenamenti per il jetlag, forse. Comunque, quando alzo la tendina del mio oblò, trovo solo il nero assoluto, fuori. L’aereo corre a velocità folle verso l’oscurità, dentro l’oscurità. Mi viene in mente anche che il protagonista di Blade Runner si chiama K, non posso non pensare a Kafka, a Josef e all’agrimensore. Non so se è un pensiero che mi fa stare meglio, ma è di certo un pensiero di vicinanza, qualcosa di conosciuto (per quanto sia paradossale scriverlo) che mi fa compagnia adesso. Mentre ci si appresta a sorvolare Bukhara. In fondo non è poi così lontana Samarcanda, io vado molto più in là.

Ora italiana 18.40

A questo punto non riconosco più i nomi delle città sulla mappa, ma Urumqi, che è ancora parecchio distante, mi affascina abbastanza. C’è qualcosa là sotto, credo possa essere l’Himalaya, più o meno. Sono abbastanza sicuro di essere al mio massimo punto orientale di sempre. Not So Far East. A un certo punto, intorno alle mie ore 18, l’orologio del’iPhone - ovviamente in modalità aereo - si è portato avanti da solo di 4 ore. Lo so che gli scienziati dicono che non è vero che il tempo è una costante assoluta, ma qui tutti i riferimenti sono proprio andati. Ho visto Dunkirk, un film pulito, mi viene da scrivere. 
Mancano poco più di quattro ore all’arrivo a Hong Kong. Ho fame. Mi chiedo se dall’aeroporto si vedranno i grattacieli con la luce dell’alba cinese.

Ora italiana 19.30

Da 2666:

Prima che Arcimboldi lo salutasse, dopo aver bevuto una tazza di tè, l’uomo che gli aveva noleggiato la macchina da scrivere gli disse: «Gesù è il capolavoro. I ladroni sono le opere minori. Perché sono lì? Non per mettere in risalto la crocifissione, come credono certe anime candide, ma per occultarla».

7 febbraio, ora di Hong Kong 7.17

Gli aeroporti sono tutti uguali, dicono. Sembrerebbe vero anche qui. Ma io mi sento come in una specie di sogno liquefatto, ma nonostante tutto mangio un cinnamon roll che non è male. Il latte macchiato invece è abbastanza un disastro. Aspetto la luce fuori dai finestroni per cercare lo skyline della città. Continuo a camminare, molte persone dormono nei pressi dei gate, moltissime mangiano zuppe e spaghetti. Dalla Corea arriva notizia di una intossicazione alimentare che ha colpito personale coinvolto nei Giochi olimpici, le autorità stanno indagando sulle cause. 

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